CARLOFORTE

L’isola di San Pietro, grazie alla sua posizione geografica che la vede situata proprio al centro del Mediterraneo occidentale, era conosciuta  fin dall’antichità. I fenici la chiamavano Enosim, i greci Hieracon Nésos ed i romani Accipitrum Insula (isola degli sparvieri) per i falchi, allora numerosi, che popolavano le sue coste a falesia e frastagliate. L’attuale nome dell’isola è attribuito dalla tradizione alla sosta che, secondo la leggenda, vi fece l’Apostolo Pietro durante un suo viaggio dall’Africa a Roma. Nelle diverse epoche dell’antichità sull’isola non mancò mai una presenza umana: fu un punto di riferimento e d’appoggio, dal primo Medio Evo in avanti, per le rotte del Mediterraneo. Bisognerà attendere il 1738 affinché l’isola venga stabilmente abitata con la fondazione di Carloforte.

Occorre, a questo punto, fare un passo indietro perché le radici della storia di Carloforte e dei suoi abitanti affondano intorno al 1540, quando un imprecisato numero di famiglie pegliesi s’installò sull’isolotto di Tabarca vicino alla costa tunisina per praticarvi la pesca del corallo. Ben presto all’esercizio della pesca si affiancò un’attività commerciale varia e florida che procurò ingenti ricchezze. La fortuna dell’isolotto tunisino durò poco più di centocinquant’anni. Con l’inizio del XVIII secolo, per motivi diversi, iniziò il suo declino. Fu così che diversi “tabarchini” decisero di trasmigrare in San Pietro allora deserta. Vi giunsero nella primavera del 1738 e, in un clima di fervore e d’instancabile laboriosità, i nuovi coloni avviarono la fondazione della nuova città che chiamarono Carloforte in onore del re sabaudo che aveva consentito la colonizzazione dell’isola. A distanza di neanche sessant’anni dalla sua fondazione la città visse i due avvenimenti più rilevanti della sua storia: l’occupazione francese e l’invasione barbaresca. I francesi sbarcarono a Carloforte l’8 gennaio del 1793 e se ne ripartirono nel maggio dello stesso anno quando la flotta spagnola, accorsa in aiuto del re di Sardegna, rinormalizzò la situazione. Durante la presenza francese Carloforte si diede una costituzione repubblicana che fu la prima in Italia e l’isola fu ribattezzata Ile de la Libertè (isola della libertà). La breve presenza francese non lasciò nessuna traccia consistente. Ben più gravi e dolorose furono invece le conseguenze dell’incursione barbaresca avvenuta cinque anni dopo. Nella notte tra il 2 e il 3 settembre del 1798 un’orda di alcune centinaia di pirati tunisini invase la città mettendola a ferro e fuoco; per due giorni Carloforte fu saccheggiata e alla fine i barbareschi indisturbati fecero oltre 900 prigionieri che avrebbero sofferto la schiavitù per quasi 5 anni in Tunisia.

Rimarginate le ferite della cruenta invasione, per Carloforte iniziò un lungo periodo di crescita e progresso: la marineria carlofortina ebbe una notevole espansione e con essa si incrementò il commercio, si ingrandì l’attività cantieristica, si svilupparono le attività collaterali. A rendere ancora più florida l’economia isolana contribuì, intorno alla metà dell’Ottocento, il convogliamento nella rada di Carloforte del minerale estratto nel bacino metallifero dell’Iglesiente, per essere poi trasferito nei luoghi di lavorazione in continente, ed in breve il porto carlofortino divenne il secondo approdo della Sardegna per quantità di merci trasportate e per numero di navi che vi facevano scalo. Le rotte del traffico commerciale erano verso la Liguria, la Tunisia, Malta, ugualmente consuete erano verso i porti della penisola sul Tirreno, e con diverse città della Francia e della Spagna con le quali era stato avviato un florido commercio di aragoste. Tra l’Unità d’Italia e l’avvento del fascismo Carloforte diventò una città ricca e bella, quale essa è tuttora, diventata uno dei maggiori poli di attrattiva turistica, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

LA TONNARA DI CARLOFORTE

Tra le più antiche tonnare del Mediterraneo, quella di Carloforte si attesta ai vertici internazionali della pesca del tonno di qualità con circa 4.000 esemplari pescati. Prima nel Mediterraneo per quantità, la tonnara vanta una plurisecolare attività mai interrotta dal 1738, anno di fondazione della città. E prima ancora, con il nome di Ieracon, in epoca fenicia, e di Acipitrum Insula, nel successivo periodo romano, l’attuale Isola di San Pietro è la più antica sede di tonnare di cui si hanno reperti e testimonianze visibili. Nel corso della storia si è consolidata una ritualità profonda che lega questo meraviglioso luogo del Mediterraneo al tonno. I Fenici, amavano a tal punto il tonno da coniarlo sulle proprie monete. Nel loro ossessivo peregrinare sulle rotte del Mediterraneo alla ricerca di metalli, questi mercanti e navigatori leggendari, fondarono città e stabilirono colonie, convissero con Greci, Romani, Siculi e Sardi…e concepirono le tonnare.

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